Vedo droni dappertutto
All’inizio, i droni – i silenziosi velivoli senza pilota – li usavano prevalentemente gli americani. Necessari per dare la caccia ai terroristi (veri o presunti) dallo Yemen alla Somalia, fino all’area tribale al confine tra il Pakistan e l’Afghanistan. Ora li usano tutti. La Cina, dopo aver varato la sua prima portaerei (che in realtà è una vecchia carretta del mare ucraina riadattata), userà i droni per pattugliare dall’alto le acque circostanti, monitorando i movimenti dei paesi vicini attorno alle famose isole contese.
13 AGO 20

All’inizio, i droni – i silenziosi velivoli senza pilota – li usavano prevalentemente gli americani. Necessari per dare la caccia ai terroristi (veri o presunti) dallo Yemen alla Somalia, fino all’area tribale al confine tra il Pakistan e l’Afghanistan. Ora li usano tutti. La Cina, dopo aver varato la sua prima portaerei (che in realtà è una vecchia carretta del mare ucraina riadattata), userà i droni per pattugliare dall’alto le acque circostanti, monitorando i movimenti dei paesi vicini attorno alle famose isole contese (che Pechino continua a considerare come proprie, tant’è che le ha inserite nei nuovi passaporti freschi di stampa, scatenando una nuova ondata di proteste da Taiwan alle Filippine, dall’India al Vietnam). La China Aerospace Science & Industry Corp., il più grande produttore locale di aerei senza pilota da usare ufficialmente per scopi “non militari”, prevede di raddoppiare le commissioni al governo entro la fine del 2013. E anche il Pakistan, spiega il ministro della Difesa, “si farà aiutare dai cinesi per lo sviluppo del proprio programma d’intelligence che prevede l’uso dei droni”.
Drones are everywhere, e questo è un bel problema per Barack Obama, che da quando si è insediato alla Casa Bianca di questo tipo di aerei ha fatto ampio uso (il drone è buona parte della politica estera americana, ha costi irrisori, è l’arma perfetta per i tempi di crisi economica). La Casa Bianca non ha mai fornito troppe spiegazioni né sul numero di obiettivi da colpire (quelli sulla kill list segreta) né sulla quantità di operazioni autorizzate. Ci sono siti web – come quello della New American Foundation – che tengono il conto con mappe e grafici aggiornati, e i numeri dicono che soltanto nel 2009 Obama ha effettuato più strike sul Pakistan di quanti ne abbia autorizzati George W. Bush nei precedenti cinque anni: 155-200 morti tra il 2004 e il 2007, 354-721 nel primo anno di mandato del presidente democratico. Non ci sono cifre precise, soltanto calcoli parziali e non ufficiali. Nessuna parvenza di legittimità legale. Ed è proprio una base legale che ora Obama cerca, un costrutto che possa evitare che anche gli altri (Cina in testa) investano sempre più nei droni per scopi che non sono soltanto d’intelligence, con il pretesto della sicurezza nazionale minacciata, che potrebbe valere, un domani, anche per i “terroristi tibetani”, per dirne una.